
Definirlo "Censura Legittimizzata" è forse troppo poco. A mio parere è questo uno degli effetti negativi del V-day (forse l'unico). L'informazione stampata e radiotelevisiva è attualmente controllata. Internet si è sviluppato come canale libero e alternativo all'attuale rete massmedia. Un piccolo spiraglio di libertà che sta per essere richiuso da una legge, che vuole essere a favore della libertà, controllando allo stesso tempo però in maniera integrale il mondo del web (certo si questa è una libertà... ma di controllo e censura! Rende liberi certi soggetti a censurare i contenuti).
Tasse anche sui siti internet? Tasseranno anche l'aria che respiriamo (si diceva anni fa)... forse già ci hanno pensato... ma siccome nelle nostre città, l'aria non è più così pura e pulita, tassarla, avrebbe avuto un rigetto di querele per chi si ammala di tumore e malattie derivate dallo smog e dalla presenza di gas inquinanti, che ha costretto all'abbandono del progetto.
I piccoli blog, questo compreso, saranno costretti a chiudere battenti. Quelli che sceglieranno di rimanere, dovranno strettamente controllare i contenuti, e comunque dovranno assumere un avvocato fisso, come se fosse una donna delle pulizie.
Cito qui B. Grillo dal suo recente post:
Riporto inoltre un l' articolo pubblicato su html.it :" La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una
società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore
responsabile.Il 99% chiuderebbe.Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per
la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su
contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In
pratica galera quasi sicura. "
La nuova legge sull'editoria coinvolge il web
Il disegno di legge è stato approvato dal Consiglio dei ministri e ora
passerà al Parlamento: la nuova legge sull'editoria coinvolge a pieno titolo il
web obbligando i prodotti editoriali alla registrazione presso il Tribunale ed a
maggiori responsabilità
3 agosto 2007: un disegno di legge fa capolino portanto a titolo «Nuova
disciplina dell'editoria e delega al Governo per l'emanazione di un testo unico
sul riordino della legislazione nel settore editoriale». 12 ottobre 2007: il
disegno di legge è stato approvato e viene inviato all'esame del Parlamento. Il testo
completo (di cui a seguito riportiamo gli stralci di maggiore interesse) è
disponibile sul sito del Governo in un apposito file pdf.
L'articolo 1 indica le finalità generali del testo
seguente, il tutto diviso in due commi:
«la disciplina prevista dalla
presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo
la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione
affermato dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare
e diritto ad essere informati»;
«tale disciplina mira all'arricchimento
della produzione e della circolazione dei prodotti editoriali, allo sviluppo
delle imprese e del settore editoriale in conformità ai principi della
concorrenza e del pluralismo, al sostegno all'innovazione e all'occupazione,
alla razionalizzazione e alla trasparenza delle provvidenze pubbliche»
Tutto, insomma, sembra essere all'insegna di una maggiore libertà del
settore ed infine alla risoluzione di un regime di deregulation insorgente
dall'assoggettamento del web alle antiche leggi sulla stampa: la non
corrispondenza di due mondi tanto diversi aveva dato origine dapprima a
provvedimenti sgangherati, quindi ad una sorta di anarchia che stava cercando un
suo equilibrio precario ancora non cristallizzato nella legislazione nazionale.
L'articolo 2 spiega con maggior chiarezza quale sia il campo di applicazione del
disegno di legge: «per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto
contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di
intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma
nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso». Il
web, insomma, questa volta è pienamente compreso. Una seconda definizione
importante è all'articolo 5: «per attività editoriale si intende ogni attività
diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonchè alla
relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere
svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.
Tutti
coloro i quali vedono il proprio sito web compreso nell'ampia casistica indicata
dal dispositivo di legge dovranno presumibilmente entrare in un apposito ROC
(Registro degli Operatori di Comunicazione): «ai fini della tutela della
trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i
soggetti che esercitano l'attività editoriale sono tenuti all'iscrizione nel
Registro degli operatori di comunicazione [...] Sono esclusi dall'obbligo della
registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti
editoriali. L'iscrizione al Registro degli operatori di comunicazione è
condizione per l'inizio delle pubblicazioni dei quotidiani e dei periodici, e
sostituisce a tutti gli effetti la registrazione presso il Tribunale, di cui
all'articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n. 47».
Il ROC sarà tenuto dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni
(AGCOM), da cui verrà emanato un regolamento che definirà i criteri specifici di
applicazione che la legge (se approvata) andrà a definire. L'articolo 7 evita
ogni incomprensione andando a precisare quelli che saranno gli obblighi per il
settore di internet. Comma 1: «l'iscrizione al Registro degli operatori di
comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale su internet rileva
anche ai fini dell'applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai
reati a mezzo stampa»; comma 2: «per le attività editoriali svolte su internet
dai soggetti pubblici si considera responsabile colui che ha il compito di
autorizzare la pubblicazione delle informazioni».
La parte restante dei 32 articoli del disegno di legge regolamentano la
distribuzione dei contributi per i prodotti editoriali andando a citare anche i
profili occupazionali e previdenziali. Ma la grande novità è quella sul web e
forte è la curiosità sulle possibili interpretazioni che il regolamento finale
potrà dare della legge. Il grosso cambiamento sembra essere soprattutto nelle
responsabilità relative all'informazione diffusa. Secondo Sabrina Peron,
avvocato sentito da Repubblica in funzione di autrice del libro "La diffamazione
tramite mass-media", il grosso cambiamento è relativo al reato di diffamazione:
«la vecchia legge sulle provvidenze all'editoria, quella del 2001, non estendeva
ai siti Internet l'articolo 13 della Legge sulla Stampa. Detto in parole
elementari, la diffamazione realizzata attraverso il sito era considerata
semplice. Dunque le norme penali la punivano in modo più lieve. Questo nuovo
disegno di legge, invece, classifica la diffamazione in Internet come aggravata.
Diventa a pieno una forma di diffamazione, diciamo così, a mezzo
stampa».
Nessun pericolo, almeno a parole, per i piccoli siti e per i blog.
«Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a
toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile»: parola
di Ricardo Franco Levi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio indicato
come principale autore della riforma prevista dal disegno di legge approvato dal
Consiglio dei ministri. Il disegno di legge dovrà comunque ora attraversare un
lungo iter ed il rumore già sollevatosi sulla rete lascia ipotizzare un braccio
di ferro non indifferente che verterà ancora una volta, per l'ennesima volta,
sul punto più controverso: la definizione di "editoria".
Personalmente, anche se non sono avvocato, l'interpretazione della Dottoressa, citata sull'articolo di html.it non è corretta. Commnetate pure questo post per dire la vostra in merito.















1 commenti:
è incredibile. Purtroppo ( eparadossalmente) la rete, nella sua deregulation, permette uno spazio democratico tantissime persone che non avrebbero modo di fare altrimenti. Senza andare lontano-...te, me! Credo che un disegno del genere sarebbe anticostituzionale, spero e credo ingenuamente che non possa andare in porto.. negli altri Paesi non esiste nulla di simile..
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